Menti creative: le 5 opere che non potete perdervi

Fiera è per definizione un convegno periodico, molto spesso annuo, di venditori e compratori. Ed è proprio questo, a mio parere, il concetto che sta alla base di uno degli eventi più popolari del capoluogo emiliano: ArteFiera, la fiera dell’arte, per lo più contemporanea.
Due padiglioni (il 25 e il 26) ospitano almeno una cinquantina di “espositori” ognuno: varie gallerie d’arte, molte di matrice bolognese, hanno organizzato piccole stanze ( alcune collegate tra di loro in complicati labirinti) piene di quadri, sculture, installazioni di artisti famosi (come Morandi, de Chirico) e nuove stelle emergenti del pennello/ scalpello.
Spesso con cornici imponenti, i quadri sono accompagnati solo (e anche questo non è detto) da una piccola targhetta riportante il nome dell’artista e il titolo del quadro.
Per ulteriori informazioni bisogna rivolgersi al personale addetto ai vari “stand”, nonché ai dipendenti o proprietari della galleria d’arte che ha esposto i propri quadri al pubblico. Non tutti sono però sempre disponibili poiché impegnati in trattative e discussioni con signorotti distinti dai vestiti eleganti e ricercati.
Insomma, l’idea che si percepisce girovagando per ArteFiera è quella di essere ad un mercatino di arte (di lusso però). Con questo non voglio insinuare che il tour in generale non sia piacevole, anzi…. tuttavia è sempre importante ricordare ai visitatori di non aspettarsi una mostra, un’esposizione. Piuttosto il mood con il quale si dovrebbe attraversare i padiglioni è quello da cacciatori di offerte: tra la gente e la confusione si nasconde, quasi sicuramente, l’affare perfetto per abbellire il salotto di casa.
Per questo visitare ArteFiera diventa più un gioco dove il pubblico è “obbligato” ad interpretare il messaggio dell’artista e quindi il significato dell’opera esposta. Gioco divertente e a volte anche molto produttivo perché alla fine si sa: il capolavoro è tale solo se parla e comunica qualcosa a chi lo guarda. Le opere devono sedurre, sfidare, insultare, criticare, elogiare il proprio pubblico.
Ecco le 5 opere che mi hanno sussurrato all’orecchio:

Bananeto
Bananeto (purtroppo non so il nome dell’artista) L’opera in questione è la sorella di altre “sculture” su piani sia orizzontali sia verticali. Tutte raffigurano con questi colori vivaci terreni e suoli di vari continenti e condizioni climatiche: tropicale, invernale e autunnale, un fondale marino (con alghe e conchiglie). Mi è piaciuta l’idea, non scontata, di valorizzare la bellezza della natura non utilizzando il classico paesaggio ma la terra battuta in tutta la sua umiltà, ovvero il terreno che calpestiamo, quello che poi è la nostra forza e sicurezza.

Una semplicissima porta/sportello con una maniglia incollata (oltretutto malamente). Semplice ma efficace. Per me questo quadro urla: “ tu solo hai la chiave per aprire la porta del Paradiso”

Un nodo. Bianco. Elegante. Eppure a me i nodi hanno sempre fatto pensare ad un groviglio, molto difficile da sbrigliare. Un nodo così sinuoso e armonioso pare quasi un ossimoro. Che contrasto mozzafiato!

Il titolo dell’opera (senza il quale forse non avrei apprezzato così tanto il tutto) è: “Creare Linguaggi determina la nascita di nuovi Mondi“. Penso sia proprio vero!

Potrà sembrarvi banale ma ho sempre sognato di studiare in una libreria così.






